Comparazione protezioni display (iPhone 6s)

La protezione del display è una questione che mi è sempre stata a cuore, e anche qui la mia pignoleria sorpassa ogni limite.
Anche qui il mercato è cambiato, una volta parlavamo solamente di pellicole, oggi invece la soluzione più ricercata è il vetro temperato, ma dalle mie esperienze ho imparato a capire che c’è vetro e vetro, con qualità diverse, tagli diversi, trattamenti diversi, ecc. Il problema è che anche i display dei nostri dispositivi cominciano ad essere di forme particolari e con bordi arrotondati (vedi il vecchi Galaxy S3, iPhone 6 o addirittura S6 Edge), e qui pare che sia la vecchia pellicola che il nuovo vetro temperato alzino bandiera bianca di fronte a cotale curvatura del display.

La mia ricerca allo smartphone perfetto si è conclusa acquistando un iPhone 6s (Androiders, dite quello che volete, ma non ce n’è, punto), e ora sono alla ricerca della protezione perfetta.

I prodotti provati sono i seguenti, e li aggiornerò man mano che ne proverò di nuovi:

vetro temperato classico JETech,

Full Screen cover Spigen,

pellicola autorigenerante di Clear Coat,

vetro temperato Aukey,

Darò un voto da 1 a 5 su: qualità del taglio, oleorepellenza, praticità d’uso, estetica. L’aspetto resistenza sinceramente non l’ho preso in considerazione, sono convinto che con ognuna di queste protezioni in caso di caduta di un telefono senza cover si è sempre in balìa degli eventi, vetro temperato o meno.

 

Clear Coat, la pellicola che si rigenera
Partiamo con il primo prodotto che ho testato a fondo e penso sia il caso di spendere qualche parola in più: Clear Coat, che non è un vetro temperato ma una pellicola speciale, in un materiale che si rigenera da solo in caso di graffi, permette di essere applicata anche su superfici curvate e quindi viene usata anche per ricoprire l’intero smartphone. L’applicazione avviene solo nei punti specializzati, e avviene con una procedura abbastanza particolare da quello che ho potuto vedere mentre ero li: Si parte da un foglio dal quale viene tagliata la cover, prima di essere staccata viene passata sotto dei raggi UV per qualche secondo, per poi passare all’applicazione a umido. Per l’installazione viene anche scaldato il tutto con un phon ad alta temperatura per far modellare il materiale il più possibile al display (spero che non crei problemi), e quando vi viene riconsegnato il telefono vi viene dato in una busta di carta (che fungerà da garanzia, ricordatelo) e vi diranno di non utilizzarlo per mezz’ora e non mettere cover allo smartphone per 3 giorni, rassicurandovi che tutte le eventuali bolle spariranno entro due giorni (basterà una notte).
Questa protezione secondo loro in caso di caduta aumenta la resistenza del display del 50%, all’incirca come un vetro temperato, questo dato lo riporto così come l’ho ricevuto perchè fortunatamente non ho avuto modo di testarlo. Esteticamente parlando è fantastico, se applicato centrato come deve essere sarà praticamente invisibile (soprattutto se avete un iPhone bianco come il mio), e soprattutto la pellicola è così morbida da aderire perfettamente ai bordi tondi del vetro, non snaturando l’estetica ben studiata da Ive.
Sembra tutto bellissimo, ma anche qui abbiamo dei contro. In primis è il contatto con il display, passare dalla fantastica superficie originale di iPhone a questa ci farà subito strano, perchè la struttura stessa di questa pellicola è morbida, e la sentiremo modellarsi sotto le nostre dita, persino premedo forte con un dito vedremo un solco con la nostra impronta che rimarrà per qualche minuto nello strato interno della pellicola. Qualunque graffio superficiale o contatto rimarrà molto facilmente impresso sulla pellicola per qualche minuto, sempre nello strato inferiore, passando con il dito nelle zone interessate non ci accorgeremo mai di nulla. Un’altro difetto piuttosto grave è l’inevitabile effetto buccia d’arancia dovuto all’applicazione a umido, che si nota tra pellicola e display, anche se lievissimo, ma per un utente esigente potrebbe dare fastidio. Inoltre secondo me lo strato smorza la vivacità del display, ma non ho le prove fisiche per dimostrarlo, mi sono solo accorto della differenza quando l’ho rimossa.
Voglio comunque sottolineare la bontà di questo materiale, giusto per farvene capire la qualità, una volta rimossa l’ho tagliata con cura e applicata su un orologio e un cordless aziendale, dopo qualche giorno le bolle sono sparite e la pellicola si è perfettamente adattata alle superfici nuove (a volte anche tonde) e penso che rimarranno li a vita.

Qualità del Taglio: 4/5 Quasi perfetta, copre tutto il telefono, e forse anche troppo da infastidire le cover che vi applicheremo, sarebbe bastato davvero mezzo millimetro per parte per risolvere. Se siete sicuri di non avere difetti sulla vostra pellicola e quindi far decadere la garanzia la potete rifilare con un taglierino, si lascia tagliare molto facilmente.
Oleorepellenza: 3/5 Non male se ci passiamo un panno rimane sempre bella liscia, ma lo sporco si attacca, perchè alla fine non è duro e microscopicamente liscio come un vetro, ma in ogni caso il risultato è sorprendente.
Praticità d’uso: 3/5 Non vi intralcerà mai nella scrittura e l’utilizzo normale, anche il 3D touch non ne risente minimamente, fino a quando non dovrete trascinare il dito sul display, lì purtroppo si pagherà la morbidità della superficie perchè il dito si potrebbe impuntare facilmente.
Estetica: 5/5 Perfetta, se usate il telefono nudo con solo questa protezione sul display non sembrerà nemmeno di averla.

Pregi: Invisibilità, rigenerazione (quando funziona), aderenza completa anche in punti curvi
Difetti: Il display non sarà estremamente liscio come con un vetro temperato, possibili imperfezioni in controluce.

Vetro temperato JETech

Questo è un vetro temperato che ho acquistato ad occhi chiusi sia per iPhone 6s che per 5S, immaginando di poter trovare la stessa qualità che ho trovato su una cover presa una settimana prima. Pur essendo consapevole del fatto che non era una protezione completa, avevo bisogno per una settimana di avere una protezione qualsiasi, e costandomi meno di una pellicola (circa 7 euro), ho puntato su questo.
Devo dire che NON mi è piaciuto, nella mia “prova evidenziatore” per testarne la oleorepellenza posso dire che non ha per niente la qualità che mi aspettavo, anzi, sul video che posterò capirete che ha la stessa qualità di un vetro acquistato in Cina a 1 euro e qualcosa. Anche sul taglio ho avuto da dire, va bene che con i bordi tondi di iPhone 6 deve essere più stretto, ma qui lo è fin troppo: centrandolo perfettamente si vede ancora un filino di display che sporge, mezzo millimetro abbondante per parte ci poteva stare benissimo secondo me, e questo compromette sia utilizzo che estetica.

Qualità del Taglio: 2/5 ancora più stretta del minimo sindacale, il bordo laterale essendo sopra il display se guardiamo il telefono di lato fa effetto fibra ottica, fastidioso.
Oleorepellenza: 3/5 Si comporta come la precedente, nonostante la superficie è un vetro anzichè una pellicola, e non è nulla di meglio di un vetro acquistabile in Cina a prezzi molto inferiori.
Praticità d’uso: 2/5 Essendo così stretta il display sembra ancora più stretto di quello che è realmente.
Estetica: 2/5 Tra l’effetto fibra ottica e il bordo tondo scoperto è davvero brutta da vedere, non c’è nulla da fare.

Spigen Full Glass

Ci sono anche vetri temperati che offrono una protezione quasi completa del vetro stondato di iPhone, e Spigen è stato il primo che ho voluto provare visto che è il marchio che generalmente non mi ha mai deluso.
La quasi totalità di questo tipo di vetri avranno le bande superiori e inferiori dello stesso colore del telefono, quindi bianco o nero, il motivo preciso sinceramente non lo conosco, probabilmente serve per nascondere la congiunzione tra due tipi di collanti diversi o forse per sola estetica.
Il montaggio viene facilitato grazie ad una pellicola aggiuntiva posta sopra il vetro che sporge lasciandoci due belle linguette per poterlo posizionare perfettamente, per poi rimuoverla. Con questa protezione non possiamo permetterci di sbagliare la posizione, dao che il taglio del tasto home è identico alla dimensione del tasto stesso, una minima imperfezione potrebbe essere davvero fastidiosa.
2 difetti anche qui a voler essere pignoli: 1. Il taglio dovrebbe avere un raggio di curvatura di 2.5D, ma in realtà non c’è nessuna curvatura, addirittura è quasi tagliente; 2. Il contorno della banda bianca intorno alla fotocamera è troppo ristretto, lasciandomi una sfumatura che tende al bianco nella parte inferiore delle foto scattate con la camera anteriore.

Qualità del Taglio: 4/5 quasi perfetto, protezione completa, ma manca la curvatura sui bordi.
Oleorepellenza: 5/5 perfetta, rimane sempre liscio e pulito dando un ottimo feel sotto le nostre dita.
Praticità d’uso: 4/5 quasi perfetto, se non appunto per la curvatura mancante dei bordi che influisce soprattutto quando usiamo il sensore impronte.
Estetica: 4/5 anche qui rasentiamo la perfezione che non è raggiunta appunto per colpa della curvatura, usandolo senza cover si nota il profilo del vetro che invece dovrebbe essere meno visibile se ci fosse la curvatura.

 

Vetro temperato Aukey

Anche qui ho voluto fidarmi di questi nomi nuovi che saltano fuori ogni tanto su Amazon, dove spesso si trova articoli di ottima qualità, e tante altre volte invece vere e proprie cineserie confezionate come prodotti di qualità. In questo caso non so da che parte far pendere la bilancia.

Questo vetro l’ho acquistato, montato e subito tolto perchè mi è stato impossibile utilizzarlo a causa delle misure. Difatti il vetro misura esattamente 1mm in più per lato rispetto a quello della Spigen (che è perfetto da quel punto di vista), e rende impossibile usare la maggior parte delle cover, oltre che andare ad appiattire completamente le curvature dello smartphone dandogli un aspetto davvero molto cheap.

Nota a favore di questo vetro però è lo spessore, sono convinto che qui siamo sotto i canonici 0,3 mm di spessore, praticamente poco più di una pellicola, e ce ne si accorge soprattutto quando si usa il tasto home. Anche la oleorepellenza è ottima.

Qualità del Taglio: 1/5 tocca dare il voto peggiore di tutti, purtroppo per me è inutilizzabile.
Oleorepellenza: 5/5 ottima.
Praticità d’uso: 3/5 è pratico se lo usiamo senza cover, se ne mettiamo una non deve andare sopra il bordo, sperando che non si accumuli polvere nella fessura creata tra vetro e curvatura dello smartphone
Estetica: 2/5 sul mio iPhone bianco con una cover montata l’effetto era quello di un telefono molto cheap, o, addirittura, un clone di un iPhone.

 

Recensioni in arrivo:

Vetro temperato Nillkin CPE+

Pellicole fronte/retro Mediadevil

 

Xiaomi Mi4i – La recensione di Venny

Mi4i è uno di quei motivi per cui aspetto sempre qualche mese di utilizzo prima di fare una recensione completa. Difatti, l’impressione iniziale è stata ottima, soprattutto tenendo conto del prezzo, poco più di 200 euro per un telefono potente praticamente come il precedente Mi4, ma con 2 sim e 1mm in meno di spessore.
Scocca in plastica? Inizialmente l’idea mi entusiasmava, un cheaper phone non ci fa stare sulle uova quando dobbiamo maneggiarlo, ma le mie speranze si rivelano subito infondante: se altri materiali ben più nobili hanno spesso la pecca di essere molto scivolosi, questa plastica ruvida ci verrebbe da pensare checi dia un bel grip, e invece è ancora più scivoloso, a causa della forma poco ergonomica del telefono.

Girai intorno a questo Mi4i da settimane, invento pure il pretesto di necessitare di un dual Sim, finchè, un giorno mi capita ad un prezzo ridicolo, qualcosa tipo 204 euro + 9 di spedizione dall’Europa, non ci ho pensato due volte e l’ho ordinato.

IMG_2016-01-14 18:21:05Out of the box

La classica confezione Xiaomi in cartonato, che contiene sempre Telefono, Cavo dati/carica USB, presa cinese + adattatore europeo, niente di più e niente di meno.

Il telefono come detto è prima è scivolosissimo. Il primo appunto che faccio sono i tasti power e volume, che oltre ad essere ‘corti’ (con la pressione arrivano a pari con la scocca), fanno dei rumorini quando si sbatacchia il telefono, come se si muovessero nella loro sede. Non sono riuscito a capire se questo difetto ce l’ho solo io o tutti, ma potrebbe anche essere una cosa trascurabile. Inizialmente l’effetto che da è un po’ cheap, ma con il tempo, almeno l’impressione, scompare, o forse sono io che comincio ad apprezzare il lato cheap di questo telefono.

Un aspetto per il quale ho cominciato ad amare questo telefono è lo spessore: 7,8 mm, 1 mm soltanto in meno rispetto al Mi4, ma la differenza si percepisce subito, dopo essermi abituato al Mi4i non riesco più ad usare Mi4 senza l’impressione di avere in mano una mattonella pesantissima.

Software

I primi giorni lo ammetto, è stato un pochino scoraggiante. La MIUI non era ancora ottimizzata al 100% e dato che Mi4i è un telefono destinato al mercato indiano ha un bootloader differente,  non si può prendere la rom da Xiaomi.eu ogni venerdì e sbatterla su ma bisogna aspettare il completamento della traduzione da parte dello staff di Miui.it e installare la Global, che alla fine è un problema marginale. Io sono andato in cerca del Root e alla fine ho installato la Recovery di MagDad e così facendo posso usare le Rom settimanali di Xiaomi.eu, al prezzo di avere il telefono fuori servizio per quasi un’ora quando devo fare l’aggiornamento del sistema.

La MIUI ad oggi è stata ottimizzata anche per Mi4i, che ora è arrivata allo stesso livello di prestazioni del Mi4, anche se qualche ritardo in apertura di alcune app rimane, quello penso che sia inevitabile.

Display

Con l’introduzione di Mi4i Xiaomi ha introdotto il contrasto intelligente, una funzione che in situazioni di luce ambientale molto forte oltre che alzare la luminosità del display ne aumenta anche il contrasto, funzione che quasi passa inosservata se non ne sappiamo l’esistenza, ma ne apprezzeremo sicuramente i vantaggi.
Un altro appunto che devo fare a Mi4i è il sensore di luminosità troppo pigro, si abbassa la luminosità quando si arriva ad esempio in una stanza buia, ma ci mette molto a rialzarsi se dovesse accendersi di nuovo la luce.

Ho confrontato anche il display di Mi4i e Mi4, e il Mi4i è risultato meno brillante a parità di impostazioni e luminosità ambientale, anche se utilizzandolo tutti i giorni davvero non ci si accorge che è così “smorto”.

Parlando di touchscreen non siamo a livelli immediatissimi come altri smartphone di fascia alta. Se siete abituati ad uno di questi o ad un iPhone qualsiasi vi accorgerete subito di un ritardo di qualche decimo di secondo sul touch.

Fotografia

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Il comparto fotografico è rimasto identico a quello di Mi4, il sensore probabilmente anche, solo la fotocamera anteriore è tornata a 5 Mp contro gli 8 di Mi4.

La funzione HDR si presenta sempre in due varianti, Normale e Live, la prima che spara i colori al massimo come tutti gli Xiaomi, che apprezzo sempre tantissimo,soprattutto quando c’è da competere con Samsung dalle foto mediocri rese brillanti da schermi Amoled, e la Live che cerca di imitare il più possibile i colori naturali della foto.

Poi ci sono le varie modalità automatiche, bellezza viso per i selfie, ecc, una fotocamera che non manca di nulla, e anche i video non dispiacciono, forse nel passaggio tra video e foto è un pochino lento e poco chiaro, quindi in situazioni di “video al volo” è meglio essere un attimino allenati prima e sapere bene come funziona per evitare di perdere momenti storici.

Utilizzo di tutti i giorni

 

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Sono uscito in treno per un evento fuori città, possiamo definirlo un bel test generale per questa mia valutazione, ma l’ho fatto in un momento dove la ROM era sviluppata poco, quindi ho avuto non pochi problemi.
La musica in streaming da Spotify ha avuto dei blocchi in alcuni momenti, con addirittura dei freeze a tutto il telefono, e anche nella ripresa di alcuni videoho avuto delle difficoltà importanti che mi hanno fatto perdere l’evento sia dal vivo che quello ripreso.

Ora penso che in un test simile Mi4i si comporterebbe decisamente meglio. Non mi sta capitando recentemente di fare uscite di giornate intere con il Mi4i, ma lo sto usando molto per ascoltare musica in streaming, dove ho trovato dei bug piuttosto gravi.
Intanto l’utilizzo delle cuffie: riceviamo una chiamata mentre ascoltiamo musica o comunque abbiamo le cuffie addosso e la musica si fermerà ma nessun segnale audio in cuffia ci segnalerà che stiamo ricevendo una chiamata, piuttosto scomodo se abbiamo il telefono in tasca e le mani occupate. Poi, finita la chiamata è impossibile chiuderla con il tasto dell’auricolare, non c’è verso, ne premendo ne tenendo premuto, va per forza tirato fuori il telefono dalla tasca. Dulcis in fundo, se stavamo ascoltando un brano, a fine chiamata quest’ultimo dovrebbe ripartire automaticamente, cosa che non succede e tocca farlo manualmente.
Parlando di chiamata mi capita anche quando lo uso normalmente che dopo aver tolto il telefono dall’orecchio rimane spento il display, tocca accenderlo con il tasto power e solo in quel momento sarà possibile terminare la chiamata.

 

La maneggevolezza di tutti i giorni è complicata a telefono “nudo” a dir la verità, anche dopo mesi di utilizzo che scompare la paranoia del nuovo il telefono è davvero scivoloso e movimenti come ad esempio passare da un messaggio a fare una foto in landscape è rischioso. Ho ovviato al problema con la Nillkin Nature, cover che quando posso prendo sempre, perchè è bella, sottile e comoda. Altre cover consigliate sono ovviamente le Shell originali Xiaomi colorate che con mia sorpresa ho notato molto più sottili di quelle del Mi4, e poi c’è la classica in TPU sempre Xiaomi che è ottima, anche questa ancora più sottile e dalla finitura esterna liscia anzichè opaca del Mi4.

Come protezione display ho scelto inizialmente il vetro temperato che vi dicevo prima, che però ho scoperto ora che l’ho tolto che mi creava quel fastidioso bug che avevo anche con Mi4 con la swiftkey, che digitando veloce lo interpreta come swype. Ora monto la Vikuiti 3M presa da Amazon, che mi piace molto, si graffia difficilmente e il display non diventa ruvido o con i colori schermati come succede con molte altre pellicole.

 

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Mi4i vorrebbe essere un fratello forse minore di Mi4, con molte aspettative, ereditando alcuni bug (quello delle cuffie ad esempio, che più che un bug probabilmente è una scelta loro di farlo comportare così), e aggiungendone altri, diventando nell’uso di tutti i giorni probabilmente più instabile.
Probabilmente Mi4i avrà bisogno della “esperienza” del fratello maggiore che è ben più rodato e stabile. Tuttavia offre un supporto dual sim piuttosto buono, anche se potrebbe dare qualcosa di più come potenza di ricezione.
La versione MIUI che ho usato io è la build settimanale che potrebbe (ma dico POTREBBE) avere qualche bug in più rispetto alla Global Stable che saremmo costretti a usare solitamente con questo terminale.
Possiamo dire che Mi4i è un prodotto che potrebbe accontentare molti ma non soddisfare tutti, soprattutto i più esigenti. L’utente che conosce MIUI e tutto il suo magico mondo ed è disposto a sopportare qualche problema di programmazione e ha pazienza di aspettare gli aggiornamenti che li risolvono potrà sicuramente vivere sereno con un terminale di questo tipo. Un utente medio potrebbe anche trovarsi bene, non accorgendosi di molti bug, non utilizzandolo al 100%.

Per conto mio ho deciso che il prossimo periodo (e spero che sia lungo) sarà dedicato ad iPhone, per decisioni che preferirò mostrarvi in seguito con articoli e foto apposta.

Spotify vs Tidal vs Play Music vs Deezer vs Apple Music – Players Musicali online a confronto

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E’ da qualche tempo che mi trovo installati sullo smartphone sia Play Music che Spotify, il primo un po’ come app “d’obbligo” da avere, anche perchè utilizzabile per la propria musica offline o sul proprio account, il secondo perchè ci sono abbonato premium ad un prezzo particolare, ed è quello che utilizzo di più. Ammetto subito che non sono un grande amante di Spotify, ma al prezzo proposto non potevo usare nient’altro, quindi ho goduto dei miei 12 mesi a prezzo speciale, ma ora che a gennaio torniamo a 10 euro mi è sembrato giusto cominciare a prendere in considerazione anche altri servizi, perchè se proprio devo spendere questi 10 euro tanto vale spenderli per un servizio migliore.

Il test l’ho fatto su uno Xiaomi Mi4i con cuffie Xiaomi Piston 3 con Dirac selezionato su questo tipo di cuffie. Un audiofilo potrebbe storcere il naso riguardo al materiale utilizzato, ma mi è sembrato giusto non cercare dispositivi di altissimo livello, dato che utilizziamo queste app spesso in momenti di routine quotidiana, con più o meno quello che ci capita sotto mano, quindi penso di poter dire che la qualità audio di questi due dispositivi abbinati sia ben oltre la media.

 

 

La mia esperienza con Google Play Music

Google Play Music è l’unico player tra quelli presi in considerazione (e penso anche in circolazione) che da la possibilità di avere tutta la propria libreria musicale disponibile online, sia da mobile che da browser, playlist comprese, e compresa anche la possibilità di scaricarle sul dispositivo. Oltre a tutto quello che c’è online sul nostro spazio e quello che viene offerto in streaming Play Music ci fa anche da lettore musicale per la musica che abbiamo nello smartphone, insomma, Google risponde alla domanda: “Musica?” con Google Play Music. Dimenticavo, nella versione gratuita praticamente funziona tutto ciò a parte la musica in Streaming (giustamente i diritti vanno pagati), appunto per questo la ritengo sempre una app must have.

Interfaccia aggiornata di recente per rimanere sempre nello stile delle App Google che sinceramente comincio a distaccarmi sempre di più, anche se sono contento che finalmente anche Google ha capito che un occhio al design ce lo deve mettere. Per l’interfaccia bisogna farci un attimo l’abitudine, all’apertura vediamo le nostre ultime attività di ascolto, nella barra laterale troviamo: Classifiche del momento, nuove uscite, la nostra libreria musicale e trova stazioni, dove ci vengono proposte delle stazioni già pronte. In alto l’immancabile barra di ricerca accessibile in qualunque momento, in basso una piccola barra con il brano che stiamo ascoltando, trascinandola verso l’alto vedremo la copertina a pieno schermo, e, dimenticavo, attivando la versione a pagamento c’è la possibilità di vedere il video del brano da YouTube direttamente dal brano. Insomma, c’è tanto e c’è tutto, bisogna solo abituarcisi.

La funzione che ritengo la più importante in un player è la funzione che viene chiamata ‘Radio’, che si fa partire da un brano e in automatico propone tutti i brani correlati, così da trovare e conoscere artisti nuovi. Qui il tasto ‘Avvia Radio’ è disponibile in ogni dove, su ogni brano, album, artista o playlist, e i criteri di selezione funzionano molto bene, forse si può ritenere il migliore sotto questo aspetto.

 

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Player: Google Play Music

Costo mensile: 10€

App per desktop: Sì (browser)

Voto qualità musicale (1/5): 4/5

Voto “shuffle” (1/5): 5

Catalogo musicale: 5/5

Aspetti positivi: Sia per windows che per Mac esiste l’utility che fa un upload della propria libreria musicale sul server Google, e la rende accessibile dall’app, con la possibilità di scaricare sul dispositivo (ascoltabili sempre dall’app soltanto) playlist e album. La funzione è disponibile anche quando si utilizza l’account gratuito.

Aspetti negativi: Interfaccia forse per alcuni un po’ scarna e caotica se non ci si prende l’abitudine. Alcuni brani una volta selezionati non vengono riprodotti, passa successivamente al successivo (bug da verificare)

 

 

La mia esperienza con Spotify

Spotify è il servizio streaming più utilizzato in Italia, complice anche il fatto che è possibile utilizzarlo anche gratuitamente, dovendo sopportare qualche pubblicità ogni tanto (ora anche video) e modalità ascolto solo in shuffle. Forse farò dispetto a qualcuno con quello che sto per dire, però penso che Spotify sia l’emblema della mediocrità musicale. Spotify fa ascoltare quello che la gente conosce, e quello che la gente conosce alla gente piace. Cosa c’è di male in tutto questo? Se avete mai messo musica ad una festa avete già capito: non importa quanto un brano sia bello o fatto bene, la gente che non capisce niente di musica ballerà solo quello che conosce, a differenza dell’intenditore che cerca sempre titoli nuovi. Ed è proprio uno di questi personaggi mediocri che sicuramente avrà compilato le playlist di Spotify, perchè sono a dir poco inutili, vi basterà prenderne una consigliata per la vostra situazione (ad es. playlist Allenamento per andare in palestra)e vi accorgerete che la musica proposta non è per niente utile allo scopo (Spotify: aver infilato Neffa in ‘Aperitivo Time’ non ve lo perdonerò mai, sappiatelo!). Anche la funzione Radio dilaga troppo, trovandoci brani completamente indesiderati dopo 3-4 canzoni.

Per tutto il resto Spotify come struttura è ottimo, quando stiamo ascoltando la musica su un dispositivo e apriamo Spotify su un secondo dispositivo possiamo scegliere se spostare la riproduzione su questo secondo oppure usarlo come controllo remoto, le applicazioni potrebbero essere infinite.

Playlist pubbliche, possibilità di seguire gli amici se abbiamo collegato l’account a Facebook e nella barra laterale nella versione Desktop vediamo cosa stanno ascoltando.

In conclusione, Spotify è un servizio per tutti quelli che si accontentano di quello che viene proposto, che non sono disposti a spendere una certa cifra al mese per avere musica oppure per chi ha il tempo e la voglia di impostarsi tutta la musica manualmente e godere appieno di un player che alla fine non funziona neanche male.

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Player: Spotify

Costo mensile: 10 € (molte promo con partner per pagare meno)/gratis versione limitata

App per desktop: Si

Voto qualità musicale (1/5): 4

Voto “shuffle” (1/5): 2

Catalogo musicale: 4/5

Aspetti positivi: Interazione tra dispositivi, interfaccia semplice e utilizzo anche senza pagare.

Aspetti negativi: Playlist già pronte completamente sballate, tende a consigliare sempre musica troppo commerciale.

 

 

La mia esperienza con Tidal

Di Tidal ne sento parlare a pranzo con un amico, che mi cita un articolo che annuncia il grande flop di “questi qua che pensano di battere Spotify facendoti pagare di più”,  e da vista la mia anima da anticonformista me lo sono scaricato per vedere di cosa stiamo parlando. Tidal nasce da una collaborazione molto fitta di musicisti famosi, famosissimi, che non sto qui a elencarvi ma li conoscete tutti, che pone l’obiettivo di portare musica di qualità più alta nelle nostre tasche e sulle nostre scrivanie. Infatti l’abbonamento in alta qualità con audio FLAC costa 20 euro al mese, mentre i soliti 10 euro per la qualità standard. Non voglio stare qui a opinare su cosa sia meglio tra i due formati e fare l’audiofilo che non sono, dico solo che la qualità audio c’è, si percepisce, ma, dal canto mio, non vale il doppio del prezzo.

Voglio parlare del servizio e di come funziona. Interfaccia delle migliori secondo me, in stile black come Spotify, con un tocco di classe in più. Appena aperto abbiamo la schermata del What’s New che ci propone le ultime uscite, e quello che si nota da subito è che non ci propone mai nulla di scontato. Anche qui abbiamo delle Playlist preimpostate con varie categorie come Spotify. Anche qui non ho trovato esattamente la musica che mi sarei aspettato, ma rimane sempre la costante che Tidal non propone mai la solita roba che passa in radio o in TV, offrendo musica che in fondo in fondo ci può anche stare per quella situazione.

Funzione Radio che funziona egregiamente, anche se (immagino per il fatto della utenza purtroppo ridotta) su alcuni pezzi la playlist continua a rindondare tra quei tre artisti correlati, perchè non riesce a trovare altre corrispondenze. In ogni caso Neffa non si è mai sentito in ogni caso, quindi è sicuramente meglio di Spotify.

Il paragone con quest’ultimo è obbligato, sia per il fatto che è fortemente ispirato e soprattutto perchè Tidal si è posto come diretto concorrente di Spotify, e, per mia opinione sostengo fermamente che come qualità di prodotto Tidal ha già raggiunto l’obiettivo, anche se i numeri dimostrano il contrario. Su una nota testata ho visto sparare fuoco su Tidal perchè “è un servizio che costa troppo mentre Spotify mi da la stessa cosa gratis” e “..la qualità audio non serve a niente sullo smartphone”, non commento oltre, vi rimando a quello che ho scritto su Spotify e l’ignoranza musicale di molta gente.

Tidal insomma è un servizio creato da artisti per l’utente che ascolta musica SUL SERIO, che pretende un certo tipo di selezione e soprattutto di qualità audio.

 

tidal

 

Player: Tidal

Costo mensile: 10 € qualità normale / 20 € HD

App per desktop: Si

Voto qualità musicale (1/5): 5

Voto “shuffle” (1/5): 4

Catalogo musicale: 3/5

Aspetti positivi: Interfaccia molto bella e app desktop fatta benissimo, qualità audio top, anche con l’abbonamento in qualità normale.

Aspetti negativi: Catalogo ridotto

 

 

 

La mia esperienza con Apple Music

Apple. Music. Apple ha portato la musica nelle nostre tasche. Apple ha fatto in modo che la musica potesse stare nelle nostre tasche, e sempre con stile. Apple Music è l’evoluzione di più di un decennio di storia musicale. Si integra all’interno di iTunes sul vostro computer e offre l’alternativa a iTunes Store, dove la musica una volta, qualcuno, la comprava.

Apple vuole i nostri soldi questa volta, e per questo ha buttato fuori l’app anche per Android, anche se quando ho iniziato questo confronto non era disponibile.

Il catalogo è ampio, c’è davvero di tutto e anche le selezioni musicali sono fatte a dovere, ricordiamo che probabilmente Apple è quella che tra tutte ha avuto un passato più attivo musicalmente parlando.

La funzione Radio è figlia del caro vecchio tastino Genius che conoscevamo su iTunes, quindi la scelta musicale è a dir poco ineccepibile. La grafica riprende il più possibile quella di iOs anche se credo che per adattare l’app ai diversi formati di display Android si sia persa un bel po’ di simmetria, un classico del design Apple, quindi forse si percepisce un pochino che non è ottimizzata al 100%. Ricordo che è ancora in beta e quindi è tutto possibile nei prossimi mesi.

Playlist già pronte all’uso: ho provato anche qui a buttarmi sulla classica playlist da training e vedere cosa ne viene fuori: penso il migliore tra tutti, e anche qui continuo a ribadire di quanto Apple abbia una certa esperienza al riguardo.

Una grande pecca è la barra laterale non disponibile da qualsiasi schermata la barra laterale per tornare indietro alla pagina principale (o alle proprie playlist, ecc), quando cominciamo a farci prendere e seguire un filone di brani correlati uno all’altro per tornare ad avere la barra laterale dobbiamo tornare indietro fino quasi all’inizio. La soluzione sarebbe lasciare la barra superiore sempre in vista come fanno gli altri.

Se non avete avuto la smania di farvi il mese di prova appena uscito ora Apple Music ve ne fa fare ben 3, giusto per provarlo per bene prima di decidere.

 

AMUS

 

Player: Apple Music

Costo mensile: 10

App per desktop: Si (iTunes)

Voto qualità musicale (1/5): 5

Voto “shuffle” (1/5): 5

Catalogo musicale: 5/5

Aspetti positivi: Catalogo ampio, interfaccia molto bella, integrazione perfetta con iTunes

Aspetti negativi: Mancanza di compatibilità con tutti i dispositivi, su Android mancano alcuni collegamenti per tornare alla pagina iniziale, costringendo l’utente a tornare indietro pagina per pagina.

 

 

 

La mia esperienza con Deezer

Deezer è un servizio streaming che è partito nel 2007 in stile piuttosto underground, forse troppo, avendo problemi poi con i diritti d’autore, anche perchè e varie Major discografiche non erano probabilmente troppo aperte a questo tipo di servizi musicali. Mi piace come stile perchè ha mantenuto questo suo stile un po’ ‘indipendente’, se possiamo definirlo così, ed europeo. In Francia è il servizio streaming più utilizzato.
Prima di tutto voglio dire che apprezzo molto il login tramite le stesse credenziali di facebook, che è diverso dalla connessione tramite facebook come fanno gli altri: con Deezer posso loggarmi usando la stessa password di fb e non collegandomi a fb, in tal modo posso aggirare ad esempio i blocchi aziendali che impediscono di collegarsi ai social network.

Parliamo dell’app vera e propria: la prima cosa che ci appare davanti saranno dei Mix preimpostati, butto il mouse su “Electro” e Deezer mi parte già bene con un bel remix di Hey Hey di Dennis Ferrer. Il brano dopo è un pezzo trance e quello dopo è minimal, anche le altre playlist hanno i generi un po’ sfalsati, ma la musica proposta è comunque interessante, mai legata troppo strettamente alle ultime uscite e abbastanza varia, facendoci spesso riscoprire “chicche musicali” che forse avevamo lasciato cadere nel dimenticatoio.

Graditissima la presenza dei testi in molte canzoni, e, soprattutto, accessibili da mobile, a differenza di Spotify ad esempio che li rende disponibili solo dalla versione desktop.

Una cosa che manca è la funzione che tanto adoro di far partire la radio dal singolo brano, la si può far partire solo dalla pagina dell’artista, un pochino scomodo, ma ogni volta che entriamo sulla scheda di un artista sotto vengono sempre consigliati altri artisti simili, quindi non troveremo mai solo la musica che chiediamo ma sempre qualche proposta a conoscere qualcosa di nuovo.
Viene compensata questa mancanza dai suggerimenti delle playlist pubbliche dove è presente l’artista che siamo andati a cercare, così potremo iscriverci alle playlist pubbliche inserite da altri, e se il creatore lo permette potremo anche contribuire aggiungendo altri pezzi.

Insomma, Deezer non ci lascia mai da soli ed è sempre pronto a suggerirci qualcosa, con una interfaccia davvero semplice e simpatica. Ho apprezzato anche il tasto “non mi piace” che viene inserito solo nelle playlist Flow proposte in base ai nostri gusti, in questo modo Deezer saprà quali sono i brani che amiamo di più e quelli che invece non vorremmo sentire.

Possiamo scegliere dalle impostazioni musicali la qualità audio, facendo in modo di farla scendere sensibilmente ad esempio se siamo sotto copertura mobile, per risparmiare dati.

 

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Player: Deezer

Costo mensile: 10€

App per desktop: Si

Voto qualità musicale (1/5): 4

Voto “shuffle” (1/5): 4 (solo artisti)

Catalogo musicale: 4/5

Aspetti positivi: Commenti ai brani, interfaccia semplice, playlist pubbliche inerenti a quello che si sta ascoltando. La funzionalità Flow crea una playlist di brani scelti in base ai nostri gusti (valutando i brani che abbiamo messo nelle nostre playlist), creando così un flusso di musica infinito.

Aspetti negativi: App per Mac incompleta, manca la possibilità di creare una radio partendo da un singolo brano.

 

In tutto questa euforia del test ho provato anche servizi alternativi come Napster che si è legalizzato e ha messo in piedi un servizio del genere. Butto dentro un pezzo indie pop, faccio partire la radio, il secondo che mi propone è di Zedd, il terzo di Lady Gaga e il quarto di Mina. Disinstallato all’istante.

 

La mia scelta

Partiamo intanto per esclusione: Spotify l’ho subito eliminato dalle preferenze per i motivi citati a inizio articolo. Tidal mi piaceva molto ma purtroppo ha un catalogo troppo limitato e l’ho dovuto scartare. Stessa sorte purtroppo per Apple Music che devo mettere da parte solo perchè l’app per Android non è ottimizzata al 100%, magari con un futuro passaggio a iOS ci potrei pensare.. Rimangono Google Play Music e Deezer, tutti e due validi in egual misura, e mi danno la possibilità di ascoltare musica dal web senza incappare nei blocchi aziendali. Ho deciso che per questo mese continuerò quindi la mia esperienza con Deezer, dato che ho la maggioranza di playlist già pronte e Play Music invece mi da l’idea di “intasato”, probabilmente perchè ho dentro musica da troppi anni e necessita di una riordinata.

Xiaomi Mi4 – La Recensione di Venny

Xiaomi Mi4 non mi piaceva. Finchè non l’ho visto dal vivo da un amico. Avevo il Meizu MX4 in quel periodo, e la prima cosa che mi ha colpito di questo Xiaomi è lo schermo molto brillante. Sono bastate poche settimane per far entrare la scimmia nella mia testa, per farmi abbandonare quella voglia di linee stondate del MX4 per tornare a quelle squadrate di Mi4. Nel mentre esce anche Mi4i, la versione rivisitata del Mi4 ma destinata, almeno inizialmente, al mercato indiano, che gli assomiglia quasi in tutto, le uniche differenze saranno: il display, fotocamera anteriore, processore e il supporto al dual sim, esteticamente abbastanza differente: scocca in plastica con finitura opaca, spessore ridotto di oltre un millimetro e la fotocamera ritorna ad essere nell’angolo in alto a sinistra.

Torniamo in tema, quando si parla di Xiaomi starei ore a divagare. Per me il Mi4 è il terzo Xiaomi (gli altri due li possiedo tutt’ora), ma l’ennesimo telefono su cui avrò la MIUI, perchè praticamente l’ho installata su ogni terminale dove ne ho avuto la possibilità.

Andiamo a capire perchè Mi4 è stato un prodotto che mi ha soddisfatto quasi totalmente.

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Scocche e materiali:

Il form factor di questo smartphone assomiglia molto a quello di iPhone 5, con questa cornice in alluminio e display che arriva a filo, con la differenza che il retro è in plastica ed è removibile. La prima nota negativa la do appunto al retro, che si lascia graffiare troppo facilmente, ed è un peccato, perchè presenta una trama che si nota solo sotto la luce del sole che da il meglio di se con una superficie perfettamente lucida. Di scocche ce ne sono molte, anche in legno o gommate, quindi alla fine il problema si risolve, ma ricordate sempre che mettendo una scocca non originale aumentate lo spessore del telefono di mezzo millimetro, e le cover non calzano più bene.

L’impugnatura è davvero molto buona, grazie soprattutto alla larghezza ridottissima, penso sia il 5″ più stretto che esista in commercio, forse pecca un pochino di scivolosità, con una cover risolviamo sicuramente, e le dimensioni permettono di poterlo maneggiare ancora senza che diventi enorme anche con la cover.

Il modello che ho preso è il nero, che è completamente nero in ogni particolare, e mi piace molto. L’altra versione è il bianco che però ha la scocca in colore argento, forse un pochino meglio dal punto di vista dei graffi e usura, ma anche se usato quasi sempre con la cover, la cornice del mio Mi4 non si è mai scrostata in questi 5 mesi di utilizzo (vi ricordate il color Ardesia del iPhone 5? Ecco..).

Gran materiali quindi, telefono che fa il suo effetto anche se oggi, alle soglie del 2016, non colpisce più così tanto sulla gente comune, perchè ormai si è abituati a dimensioni molto superiori, e l’utente medio è ancora convinto che “più è grande più è meglio”, mentre per chi cerca prestazioni, comodità ed eleganza può trovare in Mi4 un prodotto appagante sotto tutti gli aspetti.

Mi4 penso sia l’ultimo dispositivo dove Xiaomi ha preso “ispirazione” da Apple nel design, dopodichè ha cominciato a prendere una direzione tutta sua. Quando si prende ispirazione così fortemente sono sempre convinto che ci sono punti dove le cose vengono bene e altri dove vengono male o sono lasciate al caso, come la parte posteriore. La back cover così arrotondata, e soprattutto in plastica è una cosa che stufa davvero parecchio (sempre esteticamente parlando), e togliendola ci si rende conto che forse un millimetro di spessore si poteva ancora guadagnare se Xiaomi avesse puntato su un monoscocca magari con retro piatto (tanto ormai aveva già cominciato a copiare..), dato che fondamentalmente un retro che si può smontare senza batteria estraibile e vano SD o SIM card li è praticamente uno spreco di decimi di millimetro utili a far altro.

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Software:

Potrei dire MIUI e concludere qui. Per me MIUI è la completezza, la versatilità, è la mia casa. Quando mi trovo con un altro launcher tento di replicare la home screen che utilizzo sulla MIUI, quindi alla fine ho capito che è inutile andare a cercare altro e farlo sembrare così, meglio prendersi direttamente uno Xiaomi e vivere sereni.

Mi4 ora equipaggia MIUI V7, la versione appena uscita, che con pochissime features in più rispetto alla V6 la porta comunque al livello successivo, aumentandone le prestazioni e aggiungendo altre chicche, oltre a quelle che arrivano settimanalmente con gli aggiornamenti.

Bug ce n’è solo uno: quando si scrive istericamente veloce con Swiftkey non viene più riconosciuto il singolo tap ma viene interpretato dallo schermo come uno swype, quindi la castronata nel messaggio è assicurata. Non sono ancora riuscito a capire se è un problema software o hardware, con l’ultimo aggiornamento si promettevano migliorie ma non ho visto molta differenza.

Per il resto inutile che vi spiego come funziona la MIUI, se siete qua a leggermi la conoscete molto bene, se non la usate da un po’ sapete già che ci saranno tante cose nuove dall’ultima volta che l’avete usata.🙂

Fotocamera:

Io non sono un fotografo. Io adoro le foto che fanno gli Xiaomi in HDR. Qualcuno l’ha definita una fotocamera “fantasiosa”, perchè esalta i colori quasi esageratamente, però sono quei colori li che danno la vera naturalezza ad una foto vista su uno schermo. Vi posto 3 esempi di foto scattate rispettivamente con Mi2s, Mi3 e Mi4.

Oltre alle foto in HDR Normale che esalta i colori si possono farle anche in HDR Live, dove cerca di tenerli più naturali, naturali nel senso dell’idea comune, come già detto, contraria alla mia.

Il sensore è un Sony da 13 Megapixel, mentre il frontale è da 8 Megapixel.

Poi ci sono altre opzioni molto interessanti, accessibili con uno swype a destra e tanti altri effetti disponibili con uno swype a sinistra. Ricordo che c’è anche l’opzione manuale che ci consente di dare un tempo di esposizione fino a 32 secondi, sufficiente per dare sfogo alla nostra fantasia nelle foto notturne.

La fotocamera anteriore è da 8 megapixel come già detto, e da una bella risoluzione per i selfie, o qualsivoglia utilizzo vogliamo farne. La rilevazione del volto con il conseguente effetto bellezza sarà molto utile, soprattutto a chi come me non è troppo fotogienico, a patto di usarlo con moderazione, altrimenti potremo sembrare appena usciti da un manga giapponese.

I video arrivano fino a 2k ma io consiglio di stare un gradino sotto per avere più affidabilità. Non mi hanno convinto troppo i video di Mi4, come se fosse un aspetto quasi trascurato di questo telefono. Disponibili anche Slow Motion e TimeLapse, non sempre disponibili, variano a seconda della qualità video selezionata.

Sotto l’aspetto fotocamera quindi promosso a pieni voti, mentre per il comparto video non mi è piaciuto particolarmente, forse perchè mi aspetto un risultato paragonabile a quello di un iPhone.

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Utilizzo di tutti i giorni:

E’ uno smartphone che mi è piaciuto molto, quindi, e non mi ha mai dato problemi, anzi: completa interazione con i wearables senza problemi, e una impugnatura che permette l’utilizzo ad una mano senza problemi, comparto fotografico che in vacanza ha fatto impallidire i vari iPhone 6 e Galaxy S6, stabilità e maneggevolezza hanno fatto il resto, le due cover originali Xiaomi mi hanno permesso di passare dall’aspetto elegante del telefono nudo e crudo all’aspetto sportivo con la back cover rigida azzurra, passando per quello più versatile con quella in TPU, sempre originale Xiaomi. Come già detto per tutti gli altri dispositivi, quando i produttori capiranno che il jack cuffie va messo sul bordo inferiore sarà sempre troppo tardi, ma apprezzo il tentativo di Xiaomi di aver messo la presa microUSB leggermente spostata sulla sinistra, peccato solo che sia mancino.

Il mio tipo di sblocco dispositivo preferito è stato quello con MiBand, tasto di accensione e poi compare il codice, basta essere a 30-40 cm dal MiBand e il telefono viene sbloccato, il sistema di sicurezza più comodo ed efficace probabilmente di sempre. Forse un modo aggiuntivo per accendere il display non sarebbe guastato, invece di affidarsi sempre al fido power button, che divenda difficilmente raggiungibile e utilizzabile quando si utilizzano cover di non ottima qualità.

Giudizio finale:

Contento quindi di questo dispositivo per quello che è dentro e per quello che fa. Contento al 50% di quello che è fuori, ovvero, la parte frontale è fantastica, una delle più belle in circolazione, con il vetro che si incastra perfettamente nella cornice e un pannello completamente nero. La parte posteriore non mi è piaciuta particolarmente, come già detto, sembra che la fantasia per il retro sia finita, la back cover si graffia troppo facilmente, obbligandoci ad usare sempre una cover (consiglio le originali in TPU, le migliori), e la fotocamera al centro oltre che essere antiestetica è troppo esposta ai graffi, non avendo una cornice sporgente, oltre che a dare un aspetto troppo cheap ad un telefono che vorrebbe essere molto più elegante.

Per il resto spero di non avervi spaventato con la mia ipercriticità, il prodotto è validissimo e lo do via a malincuore, il prossimo che metterò sotto torchio per i prossimi mesi sarà Mi4i, e cercherò di capire se è all’altezza del fratellone o magari è pure meglio! Stay Tuned!

Meizu MX4: La Recensione di Venny

Parliamo della versione internazionale con firmware I, 32 Gb di rom, le altre caratteristiche dello smartphone se state leggendo questo articolo probabilmente le sapete già.

Al primo impatto si è presentato freddissimo (arrivando con il corriere in pieno gennaio), scocca in plastica inclusa, un bellissimo effetto perchè me lo ha fatto immaginare come se fosse tutto in metallico. Prima ancora di accenderlo cover e pellicola, essendo io il solito maniaco della perfezione.

Si accende, parte questo bellissimo fumetto azzurro con il logo Flyme, con questo sfondo bianco che difficilmente viene usato nelle interfacce, sembra quasi che si abbia paura di lasciare vuoto qualcosa, mentre Meizu ha saputo mettere in piedi uno stile minimalista con spazi ed elementi ben proporzionati (cose per noi designer paranoici) con sfondo bianco, senza farlo mai sembrare scarno o incompleto. Per questo Flyme mi ha sempre dato un senso di ‘diverso’, di alternativo, se l’iPhone non fosse mai stato prodotto direi che questo MX4 è l’oggetto che vorrei avere in mano quando non ho le mani appoggiate alla tastiera del mio Mac (chi è Mac user come me da prima del 2007 ha già vissuto questo tipo di sensazione prima che l’iPhone venisse al mondo).

 

Software

Flyme è una rom che ha pochi fronzoli, minimale, semplice ma ha tutto quello che serve. In un mese di utilizzo, lo ammetto, ho installato Nova Launcher per qualche giorno perchè ero a dir la verità infastidito da alcune icone originali che desideravo cambiare, per poi tornare nuovamente sul launcher stock che mi sta dando tutto quello di cui ho bisogno. Ho tenuto anche il tema standard, perchè quelli nello store Flyme semplicemente non mi sono piaciuti, non sono curati come dovrebbero essere secondo me, e dove si riesce a trovare un bel tema icone lasciano a desiderare i layout per le app di terze parti, quindi ho semplicemente fatto finta che lo store temi non esistesse.

L’utilizzo di tutti i giorni viene arricchito da un paio di chicche sotto forma di gesture: doppio tap per accendere e spegnere il display, come tutti, ma c’è di più: sempre a schermo spento swype in basso per aprire la tendina notifiche, swype in alto per sblocco senza passare dalla lock screen, swype a dx e sx personalizzabili. La chicca finale è il tasto home, se abbiamo deciso di nascondere la smartbar il tasto indietro lo si farà con uno swype dal basso verso l’alto partendo dal tasto home, una pressione prolungata sul tasto home invece farà spegnere il dispositivo. Praticamente il tasto power posto in cima al telefono è scomodo, ma non lo useremo quasi mai.

Con l’aggiornamento alla Flyme 4.2.2.1 (che al momento è solo A ma a giorni arriva la versione I) abbiamo anche lo smart touch, una funzione presa dal fratello maggiore MX4 Pro, che non è altro che un tasto floating che possiamo mettere dove vogliamo dal quale possiamo passare da una app all’altra del multitasking con un singolo swype, abbassare lo schermo in stile Apple per raggiungere le icone alte, tasto back e qualche altra opzione. Unica pecca è il decidere dove metterlo, perchè potrebbe dare fastidio o essere toccato involontariamente, a voi la scelta, ricordate che quando esce la tastiera esso si sposterà in alto per non intralciare la scrittura.

 

Anatomia dello smartphone

La domanda è sempre la solita: lo si riesce ad usare con una mano? Sni. Io che ho le mani grandi riesco ad utilizzarlo con una mano, con un po’ di cautela se non ho la cover perchè è abbastanza scivoloso, ma l’ergonomia per essere un display da 5,36″ è davvero buona, e soprattutto quasi 9mm di spessore in un era dove i top di gamma sono da 6mm. Una cover in gomma è sempre la soluzione migliore, per proteggerlo e per dare un grip più sicuro, oppure, come ho fatto io, ho acquistato delle back cover alternative che con mia sorpresa sono leggermente gommate, e danno un filino di grip in più al telefono, oltre che dare una bella sensazione al tatto.

Rimane un telefono che suscita curiosità a chi ve lo vede in mano, il pannello frontale è pulito senza scritte, solo il tasto home, il retro coerente e stondato, con il logo Meizu che la gente dopo averlo letto storgerà la bocca e vi dirà: “mmm.. mai sentito… Bello però!”

Lo schermo è completamente piatto, niente stondature, i sensori sono in alto al centro affianco allo speaker quindi in posizione ottimale da non essere coperti accidentalmente come con Sony Z3 Compact ad esempio, e la forma dello schermo permette di installare una pellicola in vetro temperato (o pellicola classica) che non lascia spazi non protetti.

La fotocamera posteriore è protetta da un vetro anch’esso in Gorilla Glass 3 come il pannello anteriore, sembra un dettaglio di poco conto, ma se avete avuto prima un telefono con la fotocamera protetta da un normalissimo vetro temperato vi siete accorti che si rovina molto presto, essendo questa fotocamera del diametro di 15mm Meizu ha fatto un ottima scelta.

Altoparlante e microfono sono posti sul bordo inferiore del telefono, con connettore al centro, per me la posizione migliore perchè in casi estremi in auto mi piace usare il telefono in vivavoce a mo’ di trasmittente, e avere altoparlante e microfono vicini è comodo, il microfono è inoltre in una posizione dove difficilmente lo copriamo con le dita in fase di chiamata.

Volume sul bordo sinistro e sul bordo superiore troviamo jack per le cuffie (che avrei preferito sotto, purtroppo quelli che lo fanno sono sempre troppo pochi), e tasto di accensione, che, a primo impatto può sembrare in una posizione scomodissima, ma le gesture dello schermo permettono di non doverlo usare praticamente mai, se fosse stato posto sul lato destro sarebbe stato di intralcio sia per l’impugnatura che per eventuali cover, bene così Meizu, hai pensato a tutto.

La back cover abbiamo detto che è removibile, sotto la back cover l’unica cosa che possiamo fare è inserire la SIM,  la batteria non è removibile e non c’è alloggiamento per SDCard (per fortuna). Una piccola raccomandazione direttamente da Meizu che è bene inoltrare: l’alloggiamento della SIM è MicroSim, Meizu raccomanda di non usare adattatori perchè il vano è davvero molto fragile, io ne ho usato lo stesso uno ma molto sottile, e non ho il vizio di cambiare SIM spesso e quindi va bene così. Se avete un adattatore tipo quelli vecchi della Puro azzurri buttatelo via piuttosto che rovinare l’alloggiamento del vostro Meizu.

 

Fotocamera:

Un punto focale (scusate il gioco di parole) di questo telefono. Non tanto per i numeri (sensore 20 MP Sony), ma per le opzioni che da. Sony monta la stessa fotocamera sui suoi Z3, dove ha fatto un egregio lavoro con la modalità Automatico Superiore come abbiamo visto nella recensione di Z3c, ma l’ha castrata con tutte le limitazioni software. Se vogliamo attivare una opzione dobbiamo scendere di MP, in poche parole i 20 non li si usa mai, mentre Meizu ci lascia più carta bianca, anzi, ci permette addirittura di impostare una apertura di otturatore fino a 20 secondi, oltre che allo zoom manuale, se sappiamo come usarli possiamo davvero divertirci con questo sensore.

La modalità Macro è davvero spaventosa, i dettagli sono davvero ottimi, e in modalità automatica se la cava bene in ogni caso, a patto che non avete il telefono rallentato per qualche motivo come è successo a me, il punta e scatta comincia a diventare un vero e proprio incubo, ma ne parleremo dopo.

Dimenticavo di parlare del flash dualtone che darà alle foto fatte con il flash dei colori più naturali e non ci farà sembrare delle mozzarelle nelle foto al buio.

C’è anche uno scanner per QRcode integrato nella fotocamera come fa MIUI (ci voleva tanto?), e la possibilità di applicare degli effetti alle foto direttamente mentre scattiamo. Griglia, HDR e autoscatto completano questa fotocamera, in una interfaccia semplicissima da usare e intuitiva.

Una feature che non avevo mai visto da nessuna parte si chiama Campo Luminoso (le traduzioni su questo Meizu vi lasceranno un pochino perplessi, abituatevi), dove farà una serie di foto con vari punti di messa a fuoco, e voi dopo averla scattata potrete scegliere quale particolare mettere a fuoco.  Molto interessante.

Moltissime impostazioni quindi per la fotografia manuale, ma il punto debole di questo dispositivo è proprio il punta e scatta, la messa a fuoco automatica non ne azzecca una, e il sensore è davvero lento a catturare e salvare l’immagine.

 

Utilizzo di tutti i giorni:

Questo è il test più importante. Premetto una cosa, io ho fatto l’errore di tentare di installare Xposed Framework per utilizzare un modulo per lo sblocco da utilizzare con MiBand, non solo non ha funzionato ma mi ha inchiodato il telefono con lag degni dei peggiosamsung di fascia bassissima, tolto quello e ottimizzato il sistema con una pulizia generale tutto è tornato a viaggiare a dovere, senza lag o incertezze, anche se mi è rimasta un po’ quella mezza fobia dei rallentamenti che avevo prima. Come vi dicevo, persino la fotocamera andava a risentirne, scattando foto interi secondi dopo il suono dell’otturatore o bloccandosi in schermate bianche per decine di secondi. Tutto questo non esiste più, state alla larga da Xposed Framework sul vostro MX4 e non avrete preoccupazioni di questo tipo.

La maneggevolezza per ora non mi ha mai deluso, ne mi sento di lamentarmi delle dimensioni generose di questo dispositivo, forse in tasca comincia ad essere ingombrante, ma penso sia una questione di abitudine, vediamo in estate come sarà avere un 5.36″ pollici in tasca. Lo schermo non delude mai, grande e luminoso a sufficienza, buona la visibilità sotto il sole (anche se di sole ne abbiamo visto poco in queste settimane), e l’audio in chiamata mi sembra buono, non sono un fanatico dell’audio in chiamata, per me o si sente bene o si sente male, non penso ci sia troppo da dilungarsi in questo. Altro discorso sul reparto audio, che mi è piaciuto, sia per l’interfaccia semplice e pulita, sia per la qualità audio. Se ascoltiamo della musica dallo speaker del telefono il volume sarà bello alto, un suono preciso e netto, ma senza troppi bassi. L’audio in cuffia è decisamente migliore, più carico e c’è la possibilità di equalizzarlo qualora usiamo il lettore integrato, sia con un classico equalizzatore che usando i render audio Dirac, che andrebbero usate in relazione a delle cuffie specifiche che trovate nel menù, ma con un po’ di fortuna si riesce anche a trovare la giusta combinazione per le vostre cuffie, ad esempio, per le mie UrBeats mi sono trovato benissimo con il render audio delle Sennheiser IE8I, che mi garantisce un suono bello carico e ammorbidisce un pochino i bassi eccessivi di queste splendide cuffie, che altrimenti mi farebbero venire il mal di testa dopo 15 minuti di ascolto con i miei volumi. Dimenticavo una cosa importante: con l’ultima versione del lettore musicale è stato introdotta la possibilità di cercare della musica e scaricarla in M4A sul dispositivo, in qualità standard gratuitamente, se volete avere qualità superiore bisognerà pagare in rubli, rupie o septim, non lo so, purtroppo i servizi a pagamento cinesi continuano ad essere difficili da usare per noi occidentali.

In chiamata zero problemi, posizione degli altoparlanti e microfoni ottimale, si collega facilmente ai dispositivi bluetooth a patto che quando vengono disconnessi siano questi ultimi a disconnettersi per prima, un uscita di portata potrebbe crearvi dei problemi alla riconnessione.

In tasca il display non si accenderà inavvertitamente, il sensore di prossimità quando sente che c’è qualcosa davanti disattiva il touch, ottimo sotto questo aspetto. Per raggiungere velocemente i toggle rapidi nella tendina basterà un swype down da schermo spento, un doppio swype per la vista estesa dei toggle, elegante e funzionale.

La batteria con gli ultimi aggiornamenti mi fa arrivare fino a circa le 18 di sera, 9 ore fuori di casa e un intenso uso di messaggistica e social.

Bugs? Certo, eccome. Cominciamo dalla riproduzione della musica: utilizzando un diffusore bluetooth esterno ogni tanto la musica cambia velocità, tipo rallenta e poi recupera dopo qualche secondo. Se ascolto musica con un’altra app tipo Soundhound dopo qualche minuto si ferma la musica, non sono ancora riuscito a capire se è per colpa di qualche notifica in arrivo oppure il sistema mette in stop l’applicazione, in ogni caso fastidiosissimo. Tastiera, questo ormai lo sanno tutti, tornare a modificare il testo scritto è un incubo se usiamo tastiere come stock Google o Swiftkey, bisogna puntualmente confermare la parola e riprovare ad azzeccare il punto esatto del testo, odioso, soprattutto se abbiamo fretta. Il discorso notifiche non mi è ancora chiaro, dopo un ora che non guardiamo il telefono le notifiche non arrivano più, se poi apriamo Whatsapp (o FB o Instagram o tutto il resto) arriva tutto di colpo, succede anche se teniamo Whatsapp sempre bloccata in esecuzione.

 

Giudizio finale:

Meizu ha sicuramente inventato qualcosa di diverso, innovativo e con un carattere tutto suo, ma purtroppo l’impressione è che la community che ci sta alle spalle per lo sviluppo delle rom sia sempre troppo tirata per fare delle vere e proprie innovazioni come vorrebbero, lo dimostrano i periodici aggiornamenti perennemente in ritardo, soprattutto per i possessori dei terminali in versione I. Le idee per l’utilizzo di tutti i giorni come ad esempio le gestures sono ottime, una volta cambiato dispositivo sarà dura abituarsi nuovamente, però si è tralasciato altri aspetti più importanti come la stabilità delle app di terze parti, che costituiscono una vera e propria scomodità, soprattutto nelle situazioni limite quando si deve fare una cosa al volo e in fretta. Speriamo che il team di sviluppo possa riuscire a risolvere il tutto al più presto e rendere quasi perfetto questo terminale.

Il periodo con MX4 è finito, a breve toccherà al suo principale concorrente: Xiaomi Mi4! Stay tuned!

 

Il mio miglior acquisto del 2014: Xiaomi MiBand

2015-01-23 10.47.33
E’ ormai un mese che ce l’ho addosso, ogni giorno.. e ogni notte, e dopo tanti giorni di stretto contatto posso dire che non sbaglia un colpo. Sto parlando di Xiaomi MiBand, il fitness tracker più economico in circolazione, e probabilmente uno dei più efficaci.
Sono riuscito ad accaparrarmelo ad un prezzo molto vicino a quello cinese, circa 15 euro, e dopo un mese di attesa è arrivato questo pacchettino, in classico stile Xiaomi in cartone riciclato. Inserto microscopico, con la parte superiore in alluminio con i 3 led a scomparsa, il cinturino è in gomma con dei rinforzi interni (infatti se acquistate “altri” cinturini non originali vi renderete conto che sono in sola gomma, tutta un’altra cosa rispetto all’originale) e una chiusura a clip abbastanza efficace.
L’app originale di Xiaomi è in cinese, ma iddiek del forum di Miui.it si sta preoccupando di farci trovare la versione modificata in italiano puntualmente aggiornata con la possibilità di ricevere notifiche (e personalizzate) da tutte le app sul nostro MiBand.
Vi spiegherò in seguito qual’è il modo per configurarlo al meglio dato che ci ho già sbattuto la testa.
Cosa può fare MiBand: contapassi (odio la parola pedometro), misurazione del sonno, sveglia e notifiche. Sui dispositivi Xiaomi con la app che troviamo già di default nella rom c’è anche lo sblocco intelligente, secondo me il miglior  sistema di sicurezza che possiamo avere sul nostro smartphone (e meno invasivo rispetto a password, impronte digitali, ecc), basta avere il MiBand nel raggio di mezzo metro dal dispositivo e questo si sbloccherà senza codice. So che per Android Lollipop dovrebbe arrivare il supporto per questo tipo di sblocco, al momento non ho ancora un telefono che lo equipaggia e non ho avuto modo di testarlo.
Cosa è neccessario avere e come funziona. Funziona su qualsiasi smartphone Android e anche iOS penso dal 5 in poi, è solo necessario un account Xiaomi che si può fare in modo abbastanza veloce al momento della configurazione iniziale. Grazie ai nostri dati inseriti come altezza e peso MiBand calcolerà oltre ai nostri passi anche le calorie bruciate e i km trascorsi, per gli amanti delle statistiche è già molto più del solito Google Fit. Per vedere il nostro progresso basterà soltanto alzare il braccio come se volessimo guardare l’orario, e i led ci mostreranno i progressi in relazione sempre all’obiettivo giornaliero impostato. Il conteggio è molto preciso, riesce a contare anche quando abbiamo le mani in tasca, e altrettanto precisa è la monitorizzazione del sonno, indicandoci con tanto di orari tutte le fasi del nostro sonno, e quando passiamo da sonno leggero a pesante e viceversa. La sveglia che imposteremo potrà essere “intelligente”, cioè MiBand vibrerà in anticipo (fino a mezz’ora prima) nel caso la sveglia avrebbe dovuto suonare in un momento in cui saremmo caduti in sonno profondo. La vibrazione può essere fermata con un semplice tap sul bracciale (o come faccio io sbattendo il braccio un po’ ovunque).
Un piccolo appunto, a voler essere pignoli, lui calcola la giornata fino a mezzanotte, e i passi vengono aggiornati alle 0:00, ma sarebbe più preciso azzerare la giornata quando si va a dormire.S50121-154635
Per quanto riguarda le notifiche con la app standard MiBand vi notificherà solo le chiamate, mentre se usiamo il mod potremo averle da tutte le app, e personalizzarle.
Per impostare le notifiche è necessario però fare un paio di operazioni che su qualche terminale forse sono un attimo più complicate. Andiamo nella MiBand app sul nostro dispositivo e andiamo nelle impostazioni, qui troviamo il toggle “Notifiche”, che vi consiglio di tenere spento, altrimenti ogni volta che il braccialetto vi darà notifica sarà accompagnato da una notifica nel pannello notifiche. S50123-114249Nella voce “**MOD** Imposta notifiche” possiamo selezionare quali app possono far vibrare MiBand e come.
Probabilmente all’entrata in questo menù vi appare un popup che vi avviserà che non avete autorizzato le notifiche da questa app, dovrete andarlo a fare nelle impostazioni del telefono, ma non tutti i telefoni hanno nelle impostazioni questa voce, come ad esempio il mio Meizu MX4. Per forzare la cosa ho installato una app di notifiche tipo Heads Up Notification in modo che mi venisse fuori quel menù, per poi attivare questi benedetti permessi di MiBand e ignoro l’altro programma appena installato (potete anche usarlo, io lo uso solo per avere accesso a quel menù). Dopodichè le notifiche arriveranno da tutte le app che avete selezionato nel menù, ricordate di mettere la spunta su ‘Notifica immediata’ altrimenti vi arriveranno con 3 secondi di ritardo.
Avvertenze su MiBand:
– Mettetelo in carica quando arriva al 10% se possibile, non fatelo scaricare del tutto.
– Usate la USB del computer o un caricatore da max 0,5 A per evitare di rovinare le già compattissime e delicate batterie.
– Non stringete troppo il cinturino, con una certa torsione del polso potrebbe uscire il dispositivo dal cinturino senza che ve ne accorgiate.
– Se usate più di un dispositivo collegato a MiBand quando passate da uno all’altro abbiate la cura di disconnetterlo dal vecchio.
Pregi e difetti:
+ Autonomia
+ Semplicità d’utilizzo e configurazione
+ Ergonomia
+ Precisione
+ Prezzo competitivissimo (15 euro circa in Cina, 30 in Italia)
– Mancanza di compatibilità con app di terze parti
– Durata del cinturino originale ridotta e irreperibilità del ricambio originale

Cara Sony, dove hai sbagliato.

Le notizie di questi giorni riguardo a Sony sono ancora più allarmanti rispetto a quelle sentite nei mesi precedenti. A quanto pare sembra che la divisione mobile di Sony sia in piena crisi, ed è stata presa addirittura in considerazione la vendita.
Per quella che è stata la mia esperienza, fin dall’inizio sono sempre stato affezionato al marchio Ericsson, che fu poi integrato da Sony, fino alla grande svolta del 2007, dove ci fu l’entrata in scena di iPhone e dopo poco Android. Ho dato delle possibilità a Sony anche con Android, acquistando un Xperia S nel 2012, dove si prometteva supporto per una versione pure Google e tanto altro, e poi fu abbandonato, e Google puntò su Samsung S4 e HTC One Google Edition. A cosa servirono questi due dispositivi? Ne abbiamo mai toccato uno con mano? No. Però hanno avuto il successo che accompagna sempre un produttore dopo una collaborazione con Google (vedi esperienze degli anni prima con i Nexus tra HTC, Samsung e LG). Ho riprovato ora con un bel Z3 Compact, che non mi ha soddisfatto appieno come speravo. Sono il primo a dire che gli aggiornamenti non sono fondamentali quanto un sistema intuitivo e user friendly, ma la maggioranza degli utenti guardano agli aggiornamenti, e oggi, a metà gennaio 2015 Samsung, HTC e LG stanno già aggiornando i propri top di gamma a Lollipop mentre per Sony pare si debba aspettare ancora un mese. Questa è mancanza di saper vedere il mercato, di capire cosa davvero gli utenti vogliono. Molte scelte sia stilistiche che software sono state prese per dare una identità Sony in ogni piccolo particolare ai device, e questo può piacere, certo, ma ad una utenza ristretta, non alla massa, e oggi, Sony, hai bisogno della massa per salvarti.
Poi c’è ancora la questione che Sony ha deciso di uscire con una nuova serie di modelli ogni sei mesi, decisione che disorienta gli utenti, sia per conoscere i modelli che per paura della svalutazione del prodotto. Sony pensa di fare bene in questo senso perché crede di portarsi nuovi cliente tirando fuori ogni 6 mesi il top della tecnologia presente sul mercato, ma purtroppo non va così, perché?
Perchè l’utente medio è ignorante, mentre l’utente avanzato ha pregiudizi. Prendiamo Samsung. Samsung dopo un ottimo S2 ha creato un superbo S3 (per i tempi che furono, ovvio), e da li ha fatto il boom, l’utente medio ancora oggi va al bancone del negozio di elettronica e cerca Samsung, perchè (1) “mio cugino ce l’ha e ha detto che si è trovato bene” (2) perchè li fa anche bianchi e rosa per le donne (3) perchè si trovano telefoni di tutte le fasce di prezzo, addirittura troppi, tanto da non capirne più niente. Sotto questo ultimo aspetto Sony ha capito l’antifona e ha già creato un paio di modelli low cost come E3 e T3, ma c’è un problema: non piacciono!
Il classico design Sony, con linee rigide e simmetria ovunque può essere bello e piacere su un top di gamma, ma l’utente medio vuole linee stondate e “simpatiche”, perchè spesso guardano più l’estetica del prodotto più che la reale potenza o funzionalità.
Per Sony ci vuole una bella svecchiata, su tutto il fronte per tirarsi fuori da questo casino. Dovrebbe intanto abbandonare il nome Xperia perchè è da troppo tempo in uso e non attacca più, creare un nuovo design basato sulla comodità di utilizzo, ottima mossa creare un Z3Compact potente quanto il modello superiore a prezzo più basso, ora bisogna lavorare anche in questo modo. Un restyling grafico inoltre è d’obbligo e deve essere più attenta agli aggiornamenti: potrebbe creare 4 modelli, 2 top di gamma, un medio e un low cost, con una propaganda assurda di supporto agli aggiornamenti per 2 anni almeno su tutta la gamma, e soprattutto creare quantoprima una collaborazione con Google, con un nuovo Nexus ad esempio.
Sony ti vogliamo bene, non te ne andare.