Spotify vs Tidal vs Play Music vs Deezer vs Apple Music – Players Musicali online a confronto

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E’ da qualche tempo che mi trovo installati sullo smartphone sia Play Music che Spotify, il primo un po’ come app “d’obbligo” da avere, anche perchè utilizzabile per la propria musica offline o sul proprio account, il secondo perchè ci sono abbonato premium ad un prezzo particolare, ed è quello che utilizzo di più. Ammetto subito che non sono un grande amante di Spotify, ma al prezzo proposto non potevo usare nient’altro, quindi ho goduto dei miei 12 mesi a prezzo speciale, ma ora che a gennaio torniamo a 10 euro mi è sembrato giusto cominciare a prendere in considerazione anche altri servizi, perchè se proprio devo spendere questi 10 euro tanto vale spenderli per un servizio migliore.

Il test l’ho fatto su uno Xiaomi Mi4i con cuffie Xiaomi Piston 3 con Dirac selezionato su questo tipo di cuffie. Un audiofilo potrebbe storcere il naso riguardo al materiale utilizzato, ma mi è sembrato giusto non cercare dispositivi di altissimo livello, dato che utilizziamo queste app spesso in momenti di routine quotidiana, con più o meno quello che ci capita sotto mano, quindi penso di poter dire che la qualità audio di questi due dispositivi abbinati sia ben oltre la media.

 

 

La mia esperienza con Google Play Music

Google Play Music è l’unico player tra quelli presi in considerazione (e penso anche in circolazione) che da la possibilità di avere tutta la propria libreria musicale disponibile online, sia da mobile che da browser, playlist comprese, e compresa anche la possibilità di scaricarle sul dispositivo. Oltre a tutto quello che c’è online sul nostro spazio e quello che viene offerto in streaming Play Music ci fa anche da lettore musicale per la musica che abbiamo nello smartphone, insomma, Google risponde alla domanda: “Musica?” con Google Play Music. Dimenticavo, nella versione gratuita praticamente funziona tutto ciò a parte la musica in Streaming (giustamente i diritti vanno pagati), appunto per questo la ritengo sempre una app must have.

Interfaccia aggiornata di recente per rimanere sempre nello stile delle App Google che sinceramente comincio a distaccarmi sempre di più, anche se sono contento che finalmente anche Google ha capito che un occhio al design ce lo deve mettere. Per l’interfaccia bisogna farci un attimo l’abitudine, all’apertura vediamo le nostre ultime attività di ascolto, nella barra laterale troviamo: Classifiche del momento, nuove uscite, la nostra libreria musicale e trova stazioni, dove ci vengono proposte delle stazioni già pronte. In alto l’immancabile barra di ricerca accessibile in qualunque momento, in basso una piccola barra con il brano che stiamo ascoltando, trascinandola verso l’alto vedremo la copertina a pieno schermo, e, dimenticavo, attivando la versione a pagamento c’è la possibilità di vedere il video del brano da YouTube direttamente dal brano. Insomma, c’è tanto e c’è tutto, bisogna solo abituarcisi.

La funzione che ritengo la più importante in un player è la funzione che viene chiamata ‘Radio’, che si fa partire da un brano e in automatico propone tutti i brani correlati, così da trovare e conoscere artisti nuovi. Qui il tasto ‘Avvia Radio’ è disponibile in ogni dove, su ogni brano, album, artista o playlist, e i criteri di selezione funzionano molto bene, forse si può ritenere il migliore sotto questo aspetto.

 

gplay

 

Player: Google Play Music

Costo mensile: 10€

App per desktop: Sì (browser)

Voto qualità musicale (1/5): 4/5

Voto “shuffle” (1/5): 5

Catalogo musicale: 5/5

Aspetti positivi: Sia per windows che per Mac esiste l’utility che fa un upload della propria libreria musicale sul server Google, e la rende accessibile dall’app, con la possibilità di scaricare sul dispositivo (ascoltabili sempre dall’app soltanto) playlist e album. La funzione è disponibile anche quando si utilizza l’account gratuito.

Aspetti negativi: Interfaccia forse per alcuni un po’ scarna e caotica se non ci si prende l’abitudine. Alcuni brani una volta selezionati non vengono riprodotti, passa successivamente al successivo (bug da verificare)

 

 

La mia esperienza con Spotify

Spotify è il servizio streaming più utilizzato in Italia, complice anche il fatto che è possibile utilizzarlo anche gratuitamente, dovendo sopportare qualche pubblicità ogni tanto (ora anche video) e modalità ascolto solo in shuffle. Forse farò dispetto a qualcuno con quello che sto per dire, però penso che Spotify sia l’emblema della mediocrità musicale. Spotify fa ascoltare quello che la gente conosce, e quello che la gente conosce alla gente piace. Cosa c’è di male in tutto questo? Se avete mai messo musica ad una festa avete già capito: non importa quanto un brano sia bello o fatto bene, la gente che non capisce niente di musica ballerà solo quello che conosce, a differenza dell’intenditore che cerca sempre titoli nuovi. Ed è proprio uno di questi personaggi mediocri che sicuramente avrà compilato le playlist di Spotify, perchè sono a dir poco inutili, vi basterà prenderne una consigliata per la vostra situazione (ad es. playlist Allenamento per andare in palestra)e vi accorgerete che la musica proposta non è per niente utile allo scopo (Spotify: aver infilato Neffa in ‘Aperitivo Time’ non ve lo perdonerò mai, sappiatelo!). Anche la funzione Radio dilaga troppo, trovandoci brani completamente indesiderati dopo 3-4 canzoni.

Per tutto il resto Spotify come struttura è ottimo, quando stiamo ascoltando la musica su un dispositivo e apriamo Spotify su un secondo dispositivo possiamo scegliere se spostare la riproduzione su questo secondo oppure usarlo come controllo remoto, le applicazioni potrebbero essere infinite.

Playlist pubbliche, possibilità di seguire gli amici se abbiamo collegato l’account a Facebook e nella barra laterale nella versione Desktop vediamo cosa stanno ascoltando.

In conclusione, Spotify è un servizio per tutti quelli che si accontentano di quello che viene proposto, che non sono disposti a spendere una certa cifra al mese per avere musica oppure per chi ha il tempo e la voglia di impostarsi tutta la musica manualmente e godere appieno di un player che alla fine non funziona neanche male.

spptofy

Player: Spotify

Costo mensile: 10 € (molte promo con partner per pagare meno)/gratis versione limitata

App per desktop: Si

Voto qualità musicale (1/5): 4

Voto “shuffle” (1/5): 2

Catalogo musicale: 4/5

Aspetti positivi: Interazione tra dispositivi, interfaccia semplice e utilizzo anche senza pagare.

Aspetti negativi: Playlist già pronte completamente sballate, tende a consigliare sempre musica troppo commerciale.

 

 

La mia esperienza con Tidal

Di Tidal ne sento parlare a pranzo con un amico, che mi cita un articolo che annuncia il grande flop di “questi qua che pensano di battere Spotify facendoti pagare di più”,  e da vista la mia anima da anticonformista me lo sono scaricato per vedere di cosa stiamo parlando. Tidal nasce da una collaborazione molto fitta di musicisti famosi, famosissimi, che non sto qui a elencarvi ma li conoscete tutti, che pone l’obiettivo di portare musica di qualità più alta nelle nostre tasche e sulle nostre scrivanie. Infatti l’abbonamento in alta qualità con audio FLAC costa 20 euro al mese, mentre i soliti 10 euro per la qualità standard. Non voglio stare qui a opinare su cosa sia meglio tra i due formati e fare l’audiofilo che non sono, dico solo che la qualità audio c’è, si percepisce, ma, dal canto mio, non vale il doppio del prezzo.

Voglio parlare del servizio e di come funziona. Interfaccia delle migliori secondo me, in stile black come Spotify, con un tocco di classe in più. Appena aperto abbiamo la schermata del What’s New che ci propone le ultime uscite, e quello che si nota da subito è che non ci propone mai nulla di scontato. Anche qui abbiamo delle Playlist preimpostate con varie categorie come Spotify. Anche qui non ho trovato esattamente la musica che mi sarei aspettato, ma rimane sempre la costante che Tidal non propone mai la solita roba che passa in radio o in TV, offrendo musica che in fondo in fondo ci può anche stare per quella situazione.

Funzione Radio che funziona egregiamente, anche se (immagino per il fatto della utenza purtroppo ridotta) su alcuni pezzi la playlist continua a rindondare tra quei tre artisti correlati, perchè non riesce a trovare altre corrispondenze. In ogni caso Neffa non si è mai sentito in ogni caso, quindi è sicuramente meglio di Spotify.

Il paragone con quest’ultimo è obbligato, sia per il fatto che è fortemente ispirato e soprattutto perchè Tidal si è posto come diretto concorrente di Spotify, e, per mia opinione sostengo fermamente che come qualità di prodotto Tidal ha già raggiunto l’obiettivo, anche se i numeri dimostrano il contrario. Su una nota testata ho visto sparare fuoco su Tidal perchè “è un servizio che costa troppo mentre Spotify mi da la stessa cosa gratis” e “..la qualità audio non serve a niente sullo smartphone”, non commento oltre, vi rimando a quello che ho scritto su Spotify e l’ignoranza musicale di molta gente.

Tidal insomma è un servizio creato da artisti per l’utente che ascolta musica SUL SERIO, che pretende un certo tipo di selezione e soprattutto di qualità audio.

 

tidal

 

Player: Tidal

Costo mensile: 10 € qualità normale / 20 € HD

App per desktop: Si

Voto qualità musicale (1/5): 5

Voto “shuffle” (1/5): 4

Catalogo musicale: 3/5

Aspetti positivi: Interfaccia molto bella e app desktop fatta benissimo, qualità audio top, anche con l’abbonamento in qualità normale.

Aspetti negativi: Catalogo ridotto

 

 

 

La mia esperienza con Apple Music

Apple. Music. Apple ha portato la musica nelle nostre tasche. Apple ha fatto in modo che la musica potesse stare nelle nostre tasche, e sempre con stile. Apple Music è l’evoluzione di più di un decennio di storia musicale. Si integra all’interno di iTunes sul vostro computer e offre l’alternativa a iTunes Store, dove la musica una volta, qualcuno, la comprava.

Apple vuole i nostri soldi questa volta, e per questo ha buttato fuori l’app anche per Android, anche se quando ho iniziato questo confronto non era disponibile.

Il catalogo è ampio, c’è davvero di tutto e anche le selezioni musicali sono fatte a dovere, ricordiamo che probabilmente Apple è quella che tra tutte ha avuto un passato più attivo musicalmente parlando.

La funzione Radio è figlia del caro vecchio tastino Genius che conoscevamo su iTunes, quindi la scelta musicale è a dir poco ineccepibile. La grafica riprende il più possibile quella di iOs anche se credo che per adattare l’app ai diversi formati di display Android si sia persa un bel po’ di simmetria, un classico del design Apple, quindi forse si percepisce un pochino che non è ottimizzata al 100%. Ricordo che è ancora in beta e quindi è tutto possibile nei prossimi mesi.

Playlist già pronte all’uso: ho provato anche qui a buttarmi sulla classica playlist da training e vedere cosa ne viene fuori: penso il migliore tra tutti, e anche qui continuo a ribadire di quanto Apple abbia una certa esperienza al riguardo.

Una grande pecca è la barra laterale non disponibile da qualsiasi schermata la barra laterale per tornare indietro alla pagina principale (o alle proprie playlist, ecc), quando cominciamo a farci prendere e seguire un filone di brani correlati uno all’altro per tornare ad avere la barra laterale dobbiamo tornare indietro fino quasi all’inizio. La soluzione sarebbe lasciare la barra superiore sempre in vista come fanno gli altri.

Se non avete avuto la smania di farvi il mese di prova appena uscito ora Apple Music ve ne fa fare ben 3, giusto per provarlo per bene prima di decidere.

 

AMUS

 

Player: Apple Music

Costo mensile: 10

App per desktop: Si (iTunes)

Voto qualità musicale (1/5): 5

Voto “shuffle” (1/5): 5

Catalogo musicale: 5/5

Aspetti positivi: Catalogo ampio, interfaccia molto bella, integrazione perfetta con iTunes

Aspetti negativi: Mancanza di compatibilità con tutti i dispositivi, su Android mancano alcuni collegamenti per tornare alla pagina iniziale, costringendo l’utente a tornare indietro pagina per pagina.

 

 

 

La mia esperienza con Deezer

Deezer è un servizio streaming che è partito nel 2007 in stile piuttosto underground, forse troppo, avendo problemi poi con i diritti d’autore, anche perchè e varie Major discografiche non erano probabilmente troppo aperte a questo tipo di servizi musicali. Mi piace come stile perchè ha mantenuto questo suo stile un po’ ‘indipendente’, se possiamo definirlo così, ed europeo. In Francia è il servizio streaming più utilizzato.
Prima di tutto voglio dire che apprezzo molto il login tramite le stesse credenziali di facebook, che è diverso dalla connessione tramite facebook come fanno gli altri: con Deezer posso loggarmi usando la stessa password di fb e non collegandomi a fb, in tal modo posso aggirare ad esempio i blocchi aziendali che impediscono di collegarsi ai social network.

Parliamo dell’app vera e propria: la prima cosa che ci appare davanti saranno dei Mix preimpostati, butto il mouse su “Electro” e Deezer mi parte già bene con un bel remix di Hey Hey di Dennis Ferrer. Il brano dopo è un pezzo trance e quello dopo è minimal, anche le altre playlist hanno i generi un po’ sfalsati, ma la musica proposta è comunque interessante, mai legata troppo strettamente alle ultime uscite e abbastanza varia, facendoci spesso riscoprire “chicche musicali” che forse avevamo lasciato cadere nel dimenticatoio.

Graditissima la presenza dei testi in molte canzoni, e, soprattutto, accessibili da mobile, a differenza di Spotify ad esempio che li rende disponibili solo dalla versione desktop.

Una cosa che manca è la funzione che tanto adoro di far partire la radio dal singolo brano, la si può far partire solo dalla pagina dell’artista, un pochino scomodo, ma ogni volta che entriamo sulla scheda di un artista sotto vengono sempre consigliati altri artisti simili, quindi non troveremo mai solo la musica che chiediamo ma sempre qualche proposta a conoscere qualcosa di nuovo.
Viene compensata questa mancanza dai suggerimenti delle playlist pubbliche dove è presente l’artista che siamo andati a cercare, così potremo iscriverci alle playlist pubbliche inserite da altri, e se il creatore lo permette potremo anche contribuire aggiungendo altri pezzi.

Insomma, Deezer non ci lascia mai da soli ed è sempre pronto a suggerirci qualcosa, con una interfaccia davvero semplice e simpatica. Ho apprezzato anche il tasto “non mi piace” che viene inserito solo nelle playlist Flow proposte in base ai nostri gusti, in questo modo Deezer saprà quali sono i brani che amiamo di più e quelli che invece non vorremmo sentire.

Possiamo scegliere dalle impostazioni musicali la qualità audio, facendo in modo di farla scendere sensibilmente ad esempio se siamo sotto copertura mobile, per risparmiare dati.

 

deez1

 

Player: Deezer

Costo mensile: 10€

App per desktop: Si

Voto qualità musicale (1/5): 4

Voto “shuffle” (1/5): 4 (solo artisti)

Catalogo musicale: 4/5

Aspetti positivi: Commenti ai brani, interfaccia semplice, playlist pubbliche inerenti a quello che si sta ascoltando. La funzionalità Flow crea una playlist di brani scelti in base ai nostri gusti (valutando i brani che abbiamo messo nelle nostre playlist), creando così un flusso di musica infinito.

Aspetti negativi: App per Mac incompleta, manca la possibilità di creare una radio partendo da un singolo brano.

 

In tutto questa euforia del test ho provato anche servizi alternativi come Napster che si è legalizzato e ha messo in piedi un servizio del genere. Butto dentro un pezzo indie pop, faccio partire la radio, il secondo che mi propone è di Zedd, il terzo di Lady Gaga e il quarto di Mina. Disinstallato all’istante.

 

La mia scelta

Partiamo intanto per esclusione: Spotify l’ho subito eliminato dalle preferenze per i motivi citati a inizio articolo. Tidal mi piaceva molto ma purtroppo ha un catalogo troppo limitato e l’ho dovuto scartare. Stessa sorte purtroppo per Apple Music che devo mettere da parte solo perchè l’app per Android non è ottimizzata al 100%, magari con un futuro passaggio a iOS ci potrei pensare.. Rimangono Google Play Music e Deezer, tutti e due validi in egual misura, e mi danno la possibilità di ascoltare musica dal web senza incappare nei blocchi aziendali. Ho deciso che per questo mese continuerò quindi la mia esperienza con Deezer, dato che ho la maggioranza di playlist già pronte e Play Music invece mi da l’idea di “intasato”, probabilmente perchè ho dentro musica da troppi anni e necessita di una riordinata.

One Comment

  1. Ottima review, nonostante io sia un fedele cliente Spotify, devo darti ragioe: consiglia quasi sempre solo brani commerciali (anche se spesso trovo delle chicche interessanti). Curiosa la scelta di Deezer.

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